Novelle

Cannibali.

La stagione dei cannibali si è aperta, come aperte sono le bocche mai sazie di sorrisi precari, gioie stampate come lieto fine di uno spot da trenta secondi e desideri impacchettati in riva al mare dove giacciono ombre di castelli di sabbia, sbriciolati.
Il tempo non è migliore solo se c’è il sole. Nemmeno se ti spalmi l’abbronzante.
D’estate però, tutto è più bello: il neo arrossato, il sonno che non arriva, il sudore che ti macchia e la sua fragranza acida, la pelle a chiazze marroni, i frammenti di abbronzatura che si scuciono di dosso, la sete che diventa fame d’acqua, il traffico in tangenziale, la sabbia rovente e i suoi granelli che ti grattugiano le palle. Tutto è concesso, perché nulla è davvero troppo. Il sollievo però, giunge sotto la doccia. La pelle si raffredda, si ciba di pace e si crogiola nella tregua.
Poi, da capo come sopra.
I cannibali sono in spiaggia, non dormono mai, hanno sempre un buon affare per le mani e mai un soldo nelle tasche. Hanno fame per due mesi al massimo, poi tornano a rinsecchirsi. D’inverno tutto rallenta: il metabolismo, l’adrenalina, la forza di volontà, le attività cerebrali.

Intanto, col primo venticello di ottobre, una spiaggia abbandonata sbuffa e tossisce. Granelli che rotolano a riva e fanno rumore, si muovono lenti, stanchi di un gioco che dura il tempo di una stagione. Ancora piangono i fantasmi di quei castelli di sabbia, ludica inventiva di spensierati pomeriggi di vacanze retrò. Il sole non faceva male, allora. Abbiamo sotterrato le formine e gli stampi da sabbia, il vecchio Super Tele, amico economico di qualche settimana (prima o poi si allontana a cavallo di onde), il vecchio gelato a forma di pipa e quel dannato frisbee che diventava un piatto dove spalmare la sabbia umida.
Questo però, è passato.
Noi siamo moderni. Ci interessa l’abbronzatura forte, anche se per un mese appena, anche se da settembre saremo a scorticarci con creme e oli, perché sembreremo sporchi di fango. Ci basta il momento, mangiare divertimento con avidità, come cannibali da spiaggia, naufraghi che hanno scoperto la vita e la salvezza. “Questa è vita”. Certo, questa è uno strano senso di vitalità, perché forse d’inverno moriamo senza volerlo.
Il mare d’inverno è tesoro per chi davvero non si accontenta.
E’ passeggiare col profumo di onde pulite, libere, non più schiave di tuffi, rastrellamenti, pisciate e soffiate di naso.
Il mare d’inverno, è pulito, senza dubbio.
Libero dai cannibali, le onde d’inverno parlano e nutrono solo coloro che sanno davvero ascoltare la fame giusta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...