Novelle

Vattene a letto!

Vattene a letto!”.
Quando ero piccolo, un imperativo del genere era in grado di spegnere il mio entusiasmo anche per tre giorni di fila. Una punizione alla quale non potevo obiettare nulla, perché era il semplice segnale che zittiva ogni possibile replica. Abbandonare la scena e infilarmi sotto le lenzuola in completa solitudine, scomparire in quel buio che si inghiottiva il riposo e i sogni migliori come un fantasma appeso dietro il collo, mi faceva credere d’essere il bambino più sfortunato del mondo. Raggomitolato intorno al mio peccato, non piagnucolavo nemmeno, per timore di una ancora più severa lezione.

Ed eccomi ora, a cercare ancora lo stesso invito…

Son cresciuto tra scelte affrettate, impulsi retroattivi e lente metamorfosi delle volontà. Stagioni in cui, non il tempo è cambiato, e nemmeno lo spazio. Le idee. Il modo di starnutire è lo stesso da sempre, il principio attivo per sanare sbalzi di temperatura vive delle stesse formule. Solo le idee son cresciute. Ho scelto di alzarmi dal letto e optare per scelte migliori, lontano dal caos, dalla folla.

Lontano dalle voci che mi han sempre desiderato infermo.

Le scelte più belle si fanno a letto, perché in mezzo alla gente ogni occasione diventa una recita a soggetto.
Vattene a letto anche stanotte e medita, pezzo d’anima ancora intatto;
Rimboccati di forze e stendi ogni peccato su quel giaciglio morbido, perché agli occhi di tanti un errore implica castigo, ai tuoi invece, solo domande.
Le risposte migliori spuntano nel silenzio, nella pace di una camera dove in tanti vorrebbero vedermi crepare, mentre io non faccio altro che prepararmi, scegliere il vestito adatto e venir fuori a testa alta.
Nella mia stanza, per esempio, le paure diventano possibilità: stretti nello stesso letto, continuiamo a guardarci in faccia, finché le maschere che poniamo come difesa, vengon giù. Solo allora capisco che non voglio tornare ad indossarne per avere ancora paura.

Vattene a letto allora, e spoglia fantasmi: è molto più divertente che starsene a lottare con facce che ti hanno già punito prima ancora di guardarti negli occhi.

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