Novelle

Il taglio non voluto

“Com’è che sono perfetti solo il primo giorno? A casa non riesco mai a governarli!”
Ettore continuava a sminuzzare ciocche mentre, di riflesso, fingeva interesse per il cliente.
“Eppure faccio le stesse cose che fai tu! Uso lo stesso pettine, il phon, la piega qui di lato…cazzo! Eh vedi se si mantengono uguali!”
Stava quasi per rispondere, poi tacque. Non era un abile oratore, tuttavia faceva il possibile per farsi capire, quando voleva.
”Allora, esiste un motivo o hai un segreto che non vedo?”
”Il tempo… “
”Il tempo!” disse e accompagnò l’esclamazione con una smorfia. Poi continuò:
”Che vuol dire, il tempo?! Ci metto poco tempo? Ho poca pazienza?!”
”Sprechi tempo.”
Rise.
“Perché spreco tempo?”
Ettore prese fiato, si concentrò un poco e disse:
”Perché è un illusione. Ti pare che reggano perché appaga l’idea: è solo ciò che vuoi credere. Il salone di bellezza, l’acconciatura perfetta, i capelli appena tagliati, lo shampoo, il massaggio, la cura delle mie mani, il phon e la spazzola che ti accarezza la testa. E’ solo un inganno. I capelli resistono per quel che possono, poi si sporcano. Come tutte le cose, perdono la loro originalità. Ciò che ci mettiamo in testa, non è mai un nuovo paio di capelli freschi, ma solo immaginazione.”
”Allora cerca di fare il tuo lavoro, tagliacapelli di merda!” rispose risentito.
Questa volta, andò come da copione. Come suo solito.
”Il mio maestro diceva: ‘Ettore, pettinati la lingua col rasoio, come quando tagli punte invisibili, perché recida non ciò che è spropositato, ma ciò che è inganna; non ciò che è brutto, ma ciò che è inutile. Non cotonarti la lingua con spazzola e phon per farti più bello coi clienti. Non ingannarli, non sono stupidi. Cerca di essere le parole che pronunci. Il resto è solo inganno e immaginazione.’  Forse il maestro sbagliava, o forse i tempi sono cambiati. C’è però che le teste vuote, hanno sempre e solo portato a spasso belle acconciature.”

Si beccò l’ennesima denuncia per un taglio a zero non voluto. Ettore, sordo da tempo, aveva frainteso un’altra volta. Spesso non gli serviva leggere le labbra, perché con certi idioti, ci andava a occhi chiusi.

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