Novelle

Canali.

«Se faccio il bravo, la smettete di andare in bagno? Dentro e fuori, come canali, occorre indirizzare la corrente ché non sbagli indirizzo e mostri quel che non deve» disse il Matto.
L’infermiera stavolta sorrise, nonostante la sua pelle si fosse assuefatta dopo tanti anni di servizio, alle assurdità di quei svuota-mente. Non a caso la chiamavano Scorza di noce. Non che le scivolassero addosso le stranezze, piuttosto riusciva ad annientarle prima che queste potessero raggiungere i padiglioni auricolari e raggiungere l’ipotalamo.
Era tutta questione di canali.
Scorza di noce veicolava le emozioni e le dirigeva lontane dalla percezione, spesso le distruggeva con semplici smorfie o imprecazioni in playback.
«Prendi questa pillola e fa’ il bravo!»
«Non ci dovete più andare in bagno»
«Ci vado quando serve. Prendi la pillola»
«Scorza di noce, tu non sai nemmeno che rumore fa lo sciacquone del cesso. Perciò non andare più in bagno»
«D’accordo, non ci vado più. La pillola, avanti!»
Il Matto si rallegrò, versò dell’acqua nel bicchiere e ingoiò la pillola. Poi, offrì il bicchiere a Scorza di noce.
«Adesso bevi. Se ti becco che vai in bagno, giuro che vomito per terra»
«Certo, certo…» bestemmiò in playback, afferrando il bicchiere e voltandogli le spalle.
Il Matto prese la sua sedia e la piazzò al centro del corridoio.
«Non puoi stare lì!» gli urlò Federico, novello infermiere.
«Sei ancora vergine per queste cose. Sono troppe le cose invece, che si dovrebbero fare e non si fanno» rispose il Matto. E sedette al centro del reparto, poi accese la sua radiolina e chiuse gli occhi come in estasi.
«Non sprecare tempo: non ha bisogno di una balia. Ha bisogno di esser matto».
Federico stette a guardarlo, poi lo lasciò in pace.
«È come essere per strada e sapere che tanto nessuno ti investirà. Una corsia privilegiata, un canale su cui poter guardare quel che si vuole senza farsi male. Io guardo la musica. Non so se capisci, novellino!» riprese il Matto.
«Infatti non capisco. Sono nuovo e ho tanto da imparare»
«Come, andare in bagno, per esempio?»
«Anche …»
«Non ci andare, perché nemmeno tu sai che rumore fa lo sciacquone del cesso».
«Ci presterò attenzione, la prossima volta»
Scorza di noce spuntò dal magazzino.
«Vieni a darmi una mano, novellino …»

All’ora di pranzo scesero tutti in refettorio. Il Matto si guardò intorno e notò subito che Scorza di noce e il novellino non c’erano. Mollò le posate e salì di corsa al piano delle stanze. Andò dritto in bagno.
«Tirate lo sciacquone!»
Semi nudi, con le chiappe al vento, il novellino giocava col suo coso tra le gambe di Scorza di noce.
«Esci!» urlò Scorza di noce.
Il Matto mantenne la promessa: infilò due dita in gola e vomitò a due passi da loro.
«Dentro e fuori, come canali, occorre indirizzare la corrente ché non sbagli indirizzo e mostri quel che non deve. Sono Matto dentro e fuori. E sono vero.»
«Esci subito!» strillò ancora Scorza di noce.
«Ecco, ci sono luoghi nei quali è comodo far schifezze, tanto nessuno ti vede. Non esiste un luogo sacro per essere  folli, se non ti vergogni della tua stessa follia, ognuno sceglie quel che può: io preferisco le corsie centrali per esser matto, e tutti mi evitano; voi scegliete le periferie per evitare tutti, matti e sani, perché non potere esser quel che volete. Tirate lo sciacquone, che è la vostra musica migliore. Siete falsi dentro e fuori. E siete veri.»

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