Novelle

L’arte delle scatole vuote.

Fra tante chiacchiere, quella che preferivo era rappresentata in maniera plateale, in una stanza affittata per l’occasione. Maddalena era un’artista che si cibava  di scatole vuote. La sua era una mania e non la nascondeva affatto, anzi ne aveva fatto un’arte. Possedeva una cantina e se ci entravi per curiosare, ci passavi a malapena tant’era soffocata di scatoloni. A vederla, a primo impatto, faceva impressione: pareva una discarica di rifiuti, ma ordinata. Potevi accedere alla cantina attraverso una scaletta in mattoni forati incollati con uno sputo di cemento e dovevi badare a dove mettevi i piedi perché altrimenti sentivi il vuoto sotto, e non era una bella sensazione.

"Prima o poi, ci farò una mostra con tutta ‘sta roba".

E così fece.

Durante la festa del Santo Patrono, affittò un locale sul troncone principale del paese, piazzò un tavolino con un cesto decorato e ci infilò sopra un cartello scritto a mano: CONSISTENZE d’esistenze ASSENTI. Tutt’intorno dei fiori con una didascalia a cui non badai più di tanto. Quando vidi il panorama che mi si mostrò davanti agli occhi sorrisi, poi però mi rattristai. Nella stanza c’erano un’infinità di scatole, piazzate in ogni dove, sospese al soffitto e incollate alle pareti: un’apocalisse di cartoni che ti incitavano in qualche modo a fuggire.
"Attraversa il percorso. C’è da rabbrividire" disse.
Così feci.
Passo dopo passo, mi infilai negli spazi lasciati vuoti dagli scatoloni, sfiorandoli appena e sbirciando di tanto in tanto il contenuto, dal momento che non erano affatto sigillati.
"Questo è il più vecchio" intervenne facendosi strada.
Di lato c’era scritto ‘PAPA’ – “ti voglio bene”. 1973′.

Mi fece tanto dolore, mi si aprì un vuoto che respirava della stessa aria di quella scatola.

Scatole vuote.

"Se non sei pronto a legare insieme parole e battiti, sentimenti veri, lascia stare, metti da parte una scatola vuota e aspetta il momento opportuno".

"Dove conservi tutto il resto?" chiesi quasi sottovoce.

"Lontano da scatole vuote. Come parole distanti dai sentimenti. È così difficile legare un battito sincero a piccoli incatenamenti verbali? Quanto amore promettiamo e regaliamo con pacchi infiocchettati per poi scoprire il vuoto dentro?".

Provai allora a cercare la mia scatola, quella col mio nome. Fra tante chiacchiere ora, cercavo di portarmi indietro la mia, perché era questo che chiedeva Maddalena.
In quel piccolo inciso coronato di fiori, si leggeva
La mia è arte da scomporre. Se c’è il tuo nome, porta via la tua scatola perché della tua arte non so che farmene’.

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