Novelle

Di passaggio un pungitopo voglio che nasca.

Infreddolito dalla noia degli spazi, come un vecchio straccio, si trascinava da un marciapiede all’altro, scaldandosi con la speranza che, seppur sudicio da anni, qualcuno inciampasse in quella sua vecchia storia e ne apprezzasse in qualche modo l’originalità . Di notte non dormiva, piuttosto immaginava: avrebbe voluto che, dal nulla, un pungitopo sorgesse in mezzo alla strada, su quel rettilineo che tutte le sante mattine attraversava da ciglio a ciglio, per raggiungere ogni volta una nuova postazione. Alle otto e un quarto in punto, si affacciava sulla strada il signor Pergola, portando a spasso il suo pincher, per il servizietto giornaliero; subito dopo sbucava dalla traversa che tagliava il rettilineo, il giovane Lele, un ventenne che faceva apprendistato dal meccanico in fondo alla strada; una bicicletta sostava davanti al bar e il solito vecchietto con la faccia da ornamento per occhiali larghi e spessi come fondi di bottiglia, faceva scattare il cavalletto del suo mezzo di trasporto a due ruote; al secondo piano della palazzina sopra il bar, la signora Gianna continuava a spalancare finestre, mentre un piano sopra di lei, Patrizia dava una sbirciata al tempo fuori per scegliere l’abbigliamento della giornata. Lo scuolabus adesso sfreccia per il solito ritardo; un nuovo signore dal cappotto beige si guarda intorno e pare cercare un civico;  la nettezza urbana ripulisce gli ultimi cassonetti del quartiere e infine, due auto collidono in un tamponamento, destando i sorrisi e la sorpresa di quanti ancora non erano scesi in strada.

Anche stamattina come un vecchio straccio, ha attraversato la sua strada e ha raccolto, passo dopo passo, gli attimi infilati negli spazi, secrezioni di storie pulite a cui solo un incidente desta meraviglia. Giunto a centro strada, s’è già rammaricato che nel frattempo nessun pungitopo fosse sorto, piegandosi ancora una volta all’indifferenza che annienta qualsiasi positiva meraviglia. Come storia fra tante storie, passeggia, sconfitto al destino di poche righe: il timido giornalista l’aveva predetto, e forse di Cronaca aveva ben poco.
”… non siamo Trattati di Storia, ma bistrattati dalla storia che ci passa sulla testa senza batter ciglio. Ci sfioriamo adducendo scuse e permessi, e l’incontro è sempre un posto lontano in cui darsi appuntamento.  Il marcio non cade in aria ma rotola per terra per ricongiungersi con la merda che l’ha alimentato. E questa non è semplice gravità, ma un’orrenda realtà grave”.

Quante storie già sentite, quante incrociate, quante altre in fondo, ignobilmente disprezzate. Rotola ancora il pezzo di carta, straccio di un vecchio quotidiano, tra i piedi dei passanti che ne calpestano le righe. La speranza che un pungitopo sorga è solo una tiepida scusa che distragga le distrazioni dei passanti, della gente che ogni santo giorno si sfiora e mai si incontra, vite di passaggio che al solito orario non fa altro che farsi i fatti suoi. Di passaggio un pungitopo voglio che nasca per pungere l’ego distratto e distribuire attenzioni e cure a coloro che distratti ne chiederanno motivo.

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