Novelle

L’abbraccio di labbra.

C’era ancora il bicchiere sporco sul tavolo, quello della sera precedente, ma Simone non ci badò troppo. Si sforzò non poco per ricordare in quale cassetto avesse riposto il coltello speciale, quello per le grandi fette, come le definiva lui, ed era questa, ora, la sua più importante preoccupazione. Se ne avesse fatta una stima, non ne avrebbe trovata una più rilevante del coltello per le grandi fette. Allontanò persino il pensiero del conto in sospeso con la signora Lea, alla quale aveva sfondato il cancello la sera precedente; anche il frontale della sua auto completamente da rifare non era all’altezza del coltello, perché pensò che c’era tempo a sufficienza per sistemare i danni già andati, poco invece il tempo per non procurarsene degli altri. Dunque, il coltello per le grandi fette, era decisamente un affare importante.
Si mosse con circospezione tra i cassetti, tastando i pomelli e assegnando a ciascun ripostiglio un ricordo più o meno recente. Giunse infine nei pressi del lavabo e si diede dello stupido: il coltello giaceva in fondo ai piatti abbandonati da alcuni giorni, il manico che sporgeva di sbieco, riportò alla memoria l’assurda manovra della sera precedente mentre era intento a litigare col collo di una bottiglia. Ne aveva strappato l’involucro servendosi del coltello per le grandi fette, probabilmente perché era l’unico a portata di mano.

– Eccomi – disse, e si accomodò al suo fianco, porgendole il piatto.
– Spero non l’abbia fatta ipercalorica, stavolta! – rispose sorridendo e annusando con la punta del naso il pezzo di torta.
– L’ho fatta secondo i tuoi gusti. L’ho fatta stamattina – chiuse con un’espressione di sollievo.

Osservare Patrizia e la sua bocca. Questo era un altro avvenimento importante a cui non si sarebbe sottratto per nessun motivo al mondo. L’aveva notata la prima volta che erano usciti insieme, il primo appuntamento. Con una scusa l’aveva condotta nel suo ristorante,  una serata speciale in cui non c’erano clienti tra i piedi. Soli in una sala tutta per loro. Poi avvenne il miracolo: lei, le sue labbra, il suo gusto. Era incredibile come ogni parte del suo corpo si inchinasse a ridosso delle labbra, formando piccole insenature come onde rapide, schiumeggianti e fragorose intorno alle gote. Chinava il capo leggermente in avanti, schiudeva i corposi lembi della bocca, inspirava e tratteneva il respiro quasi ad isolare i sapori in un rapporto stabilito, giusto il tempo che le sue papille, la sua lingua si impregnasse del gusto e della fragranza.
Cosa ne sarebbe stato allora di un bacio? Avrebbe accolto allo stesso anche le sue labbra, il suo sapore, il suo desiderio?
Ecco che da allora, il coltello per le grandi fette era divenuto un alleato importante, una scusa fondamentale.
Lasciò da parte la sera precedente, lasciò le incomprensioni inchiodate al cancello della signora Lea, lasciò il suo orgoglio accanto ai fari frantumati dell’auto e svuotò nel lavandino quella mezza bottiglia di vino. Svuotò i cattivi pensieri in fondo ai raccordi della fogna, lì dove è giusto che stessero, dove nessuno penserebbe mai di metterci le mani, tanto meno la faccia.
Accarezzò le labbra di lei con le sue, ne afferrò un pezzo per tenerla stretta a sé e ne accolse lo sguardo profondo di chi esprime l’eternità in un secondo, infine lasciò intenerirsi la lingua dal suo sapore senza opporre un solo pensiero in quell’abbraccio di labbra.
Solo il desiderio di non perderla. Solo la voglia di non perdersi più in altre stupide preoccupazioni.

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