Letture

Ancora una recensione “Metà carne, metà ricordo”.

Un libro che sembra porre anche te su quel confine tra realtà e coscienza che non ti appartiene. Una narrazione suddivisa in schemi precisi: presentazione dei personaggi – narrazione- verità.
Che poi, a parte i natali del protagonista, quanto di vero realmente ci sia alla fine ,diventa paradossalmente impossibile da definire, come in una eterna lettura… del diario del buon vecchio Zeno.
Un libro fatto di scansioni di vita dunque, e di "profumi" anche, in tutti i sensi; i personaggi hanno odori precisi, "essenze", per la precisione. Quelle che Hector utilizza nella realizzazione con la cera delle sue candele.
Inoltre i personaggi "vivono" di odori. Ognuno di loro ha caratteristiche che riportano al senso dell’olfatto: il fioraio con le sue piante, Pierrot con i maglioni dei suoi bambini, e gli stessi bambini nel loro rapporto con le candele. E tutti hanno ricordi presenti nelle loro vite come odori forti e indelebili.
L’olfatto alla base di tutto. L’olfatto, quello tra i cinque sensi più sviluppato nell’età infantile. L’età in cui conosciamo il vero Hector, l’età che caratterizza e insegue i personaggi come un’ombra, quasi per tutti alla base del loro "buio", Sara compresa.
La questione della "morte" di Hector mi ha sconvolto molto. Non tanto per la scelta di colpire con un tale elemento, ma per il piccolo trauma che causa al lettore nel porla agli inizi del libro senza dargli il tempo di aver davvero appreso e metabolizzato il concetto dei Vuoti di ognuno dei personaggi e della Luce e del Buio.
Ho continuato a pensare a Calvino, tutto il tempo. Non credo sia stato solo lo stile del racconto. Credo che quella morte così scioccante all’inizio del libro abbia voluto trovare, dentro di me, la spiegazione tra parole che già conoscevo prima ancora che nel finale. Solo adesso, ritrovando quasi per caso lo stralcio a cui al livello inconscio riportavo la mia mente, capisco cosa ho sentito.
Lo condivido con voi, sperando che aiuti chi stia leggendo questo libro come ha aiutato me, e sperando che si senta la stessa sensazione di familiarità nel sentirsi smarriti e appagati nello stesso tempo.
"L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà. Se ce n’è uno,è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni,che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne; il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno; e farlo durare, e dargli spazio."
Italo Calvino , Le città invisibili
eppure, "profuma" delle parole di Hector giunto alla fine del libro. "profuma" della sua crescita . "profuma" delle sue candele e del suo rapporto con le sventure (ma soprattutto gli sventurati) della sua vita.

(Giovanna Delvino)

Un pensiero riguardo “Ancora una recensione “Metà carne, metà ricordo”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...