Novelle

Il ritornello.

S’è fatta l’ora di diventare un ritornello, quello che la radio mette su senza poi tanto aspettare che ne riconosca il pezzo, dalle prime note, dal primo inciso, dal primo istante di paura in cui speri che non sia proprio quello. Perché la musica sa come sorprendenti, sa farti ingoiare grumi di singhiozzi grandi quanto una mela acerba per non poi piangere semi di vergogna, ché tanto non ci cresce mai nulla di buono; la musica sa che prima o poi partirà un videoclip nella tua testa, immagini spontanee che si svincolano tra tutti i benedetti guai della vita e raggiungono quel purgatorio di ricordi in catena, perché i ricordi finiscono sempre per scontare una pena senza senso; la musica si fa strada tra un semaforo e il cavalcavia, senza fermarsi davvero perché ha il diritto di precedenza, la corsia d’emergenza o preferenziale perché tanto è uguale… e ti spinge fino a casa per poi mandarti dritto a letto.

Che bei sogni facevo una volta, quando di sognare non ne avevo bisogno, mentre ora tiro un po’ ad indovinare tra l’oroscopo e i mezzi giuramenti che sanno di ricatti infantili.

Mi tiro su con le spalle adesso, c’è un tipo fermo davanti a me con una di quelle micro car da “City”. Di levarsi di mezzo davvero non ne vuol sapere. Gli do un colpo di clacson ma continua a sostare tra me e il desiderio di espatriare, tra la consistente strettezza di una corsia e il disperato bisogno di sorvolare… Cosa ne sa lui di quanto vorrei giungere a casa sano e salvo, terminare questa canzone in tempo per infossarmi in garage, per non sentire ancora quel ritornello, per soffocare in un buco senza campo le onde profuse da quest’apparecchio, in quest’abitacolo; cosa ne sa lui della mia voglia d’andare avanti senza sentire la solita musica e aspettare magari un nuovo, inedito ritornello.
Cosa ne ho mai saputo di musica, io, che ascoltavano solo i miei tre cantanti perché quelli capivo e perché solo quelli capivano me, scrivevano per me, raccontavano me.
A luci spente attraverso la città, mentre già parte l’eco della luna che mi invita a sorridere. Non ci riesco e non ci è riuscito il sole con la sua solita promessa giornaliera che si dipinge sulle volontà ad ogni alba, figuriamo questa virgola bianca piantata in cielo, tra i pensieri e la fame, tra la testa e lo stomaco, dove ci passa solo il fiato al netto dei dispiaceri. Ci è passato anche il ritornello, ci è ripassato più volte anche ora che son certo d’aver cantato tutta la canzone. In fondo, cosa ne sa una canzone di quante note son fatti i miei desideri… sono solo impressioni e queste mi restano mentre ora, già sorrido.
Così.
Una ninna nanna già suona per me, in qualche parte di questo cielo.

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